Gabussi C705 Cover

Quando nel 1826 Vincenzo Gabussi (1800-1846) pubblicò presso l’editore Ricordi le sue Dodici Ariette con accompagnamento di pianoforte, era in procinto di trasferirsi a Londra. In data 3 maggio 1827, Rossini scrisse da Parigi a Giuditta Pasta, che risiedeva in quel momento nella capitale inglese, per raccomandare “questo bravo giovine il di cui talento, e carattere faranno onore a te, ed a tutti coloro che vorranno interessarsi per lui”. […]

La tradizione, non priva di un côté mitologico, dei maestri di “belcanto” italiano a Londra risale almeno al grande successo che in tale ruolo ebbe Porpora negli anni ’30 del Settecento. Attraverso vari musicisti suoi conterranei e in particolare il di lui allievo Domenico Corri, presente in Inghilterra e a Londra dagli anni ’80 del secolo XVIII, si può ricostruire un filo continuo che corrisponde a una storia ancora in corso – quella della fascinazione (inglese ma non solo) per il canto italiano. […]

Ma tra coloro che prepararono particolarmente il terreno a Gabussi ci fu soprattutto il leggendario cantante rossiniano Manuel García. Sul Times del 30 gennaio 1824 si legge che García aveva aperto un’accademia di canto a casa sua (21 Dover Street, Piccadilly), “for the express purpose of giving lessons in the ART of ITALIAN SINGING” (il maiuscolo è nell’originale). Non a caso nello stesso anno egli pubblicò anche gli Exercises and Method for Singing. Il suo magistero si rivolgeva tanto ai dilettanti quanto a coloro che intendevano intraprendere la carriera di professionisti. […]

Gabussi giunse nella capitale inglese poco dopo, come abbiamo visto, nel 1827. Divenne subito molto popolare. Nei Lady Morgan’s Memoirs Gabussi è nominato più di una volta. In data 4 agosto 1833, Lady Sidney Morgan annota: “Yesterday Bellini and Gabussi came, and sang and played like angels”. Forse Bellini aveva cantato la sua “romanzetta” Vaga luna che, come recita il frontespizio dell’edizione Ricordi, venne appunto “composta a Londra”. D’altra parte Bellini e Gabussi appartengono alla stessa generazione ed echi belliniani tralucono in fi ligrana in alcune ariette di quest’ultimo. Nell’arietta N. 4 delle Dodici Ariette (intitolata L’inesperienza), a cui rimando il lettore, è possibile indovinare anche un’interferenza gabussiana in Bellini. […]

Ma per quanto riguarda le interferenze tra Gabussi e Bellini non se ne può non citare una di tipo “involontario”, di cui si è subito accorta Anna Bonitatibus (la madrina di questa benemerita collana). Una delle Dodici Ariette di Gabussi (la N. 7, sul famoso testo “Guarda che bianca luna”) è identica a quella – sulle stesse parole – di Bellini. Com’è possibile? […]

Emilio Sala
Estratti dal saggio di presentazione dell’edizione de Dodici Ariette di Vincenzo Gabussi
1 luglio 2017 © Consonarte