Jean-François Lesueur definiva La molinara – titolo che a furor di popolo aveva soppiantato l’originale L’amor contrastato, rappresentato per la prima volta nell’autunno 1788 al Teatro dei Fiorentini di Napoli – il «capo d’opera tra i tanti capi d’opera di Paisiello». Ancor oggi la partitura primeggia nel repertorio del compositore tarantino per la felicità inventiva e per il mordente partenopeo, più brillante e scettico del solito, destinato a caratterizzare il nulla di fatto delle vicende di Rachelina. […]

L’opera senza finale piaceva non soltanto a Lesueur, ma anche a Haydn, che nel 1790 volle dirigerla ad Esterhaza; e piaceva pure a Beethoven, che sul tema dello straordinario quartetto «Quanto è bello l’amor contadino» nel 1795 costruiva una prima serie di nove variazioni per pianoforte, cui doveva far seguito, pochissimo tempo dopo, quella di sei sul tema del duetto «Nel cor più non mi sento». […]

Paisiello aveva colto nel segno e il suo temino, apparentemente ingenuo e da cantarsi sotto voce assai, era destinato a diventare celebre, prolificando in una serie di ‘temi e variazioni’ davvero sterminata.
Benché non sia questa la sede per un elenco completo degli autori di variazioni strumentali su «Nel cor più non mi sento», non è facile resistere alla tentazione di citare almeno i violinisti Niccolò Paganini, Alessandro Rolla, Camillo Sivori; il contrabbassista Giovanni Bottesini; i chitarristi Mauro Giuliani e Ferdinando Sor, lasciando nell’ombra i tanti altri musicisti nemmeno troppo sconosciuti, che approfittando dell’accattivante tema di Paisiello si fecero autori di composizioni più o meno brillanti.
Analogamente, sarebbe difficile essere esaustivi nell’elencare i cantanti che a partire dai versi di Giuseppe Palomba poterono fare sfoggio durante tutto l’Ottocento di personali e arditi ornamenti. Si pensi però a Velluti (sulle cui Variazioni ha lasciato una testimonianza Meyerbeer), a Giuditta Grisi, Henriette Sontag, Marietta Alboni, Barbara Marchisio. E soprattutto a tre gloriose primedonne, i cui nomi sono stati affiancati a «Nel cor più non mi sento» in maniera particolarmente rilevante: Angelica Catalani (1780-1849), che ne interpretò più versioni, facendone uno degli immancabili pezzi forti dei suoi recital; Isabella Colbran (1784-1845), il cui nome compare sul manoscritto delle sei Variazioni composte dal perugino Francesco Morlacchi (fonte, a loro volta, di numerose copie e riedizioni); e Maria Malibran (1808-1836), autrice di una serie particolarmente acrobatica di cinque Variazioni, che non solo furono riprese, dopo la sua prematura scomparsa, da famose sue colleghe (oltre che dalla sorella Pauline Viardot), ma che ebbero sovente la sorte inaspettata di venire riproposte all’interno della ‘scena della lezione’ del Barbiere di Siviglia di Rossini. […]

L’Editore in collaborazione con Sergio Ragni e Davide Verga
Estratti dal saggio di presentazione dell’edizione de Nel cor più non mi sento – Raccolta di Variazioni sul tema originale di Paisiello
26 maggio 2016 © Consonarte