È la metà del XVII secolo quando il sipario del melodramma si leva sulla storia di Semiramide; e il suo ruolo è, subito, quello di una eccezionale protagonista. […]
La palma di prima opera lirica dedicata all’antica regina se la conquista Francesco Sacrati con la sua (e del poeta Bisaccioni) Semiramide in India (Venezia, 1648); lo seguono Legrenzi (Nino il Giusto, Ferrara, 1662), Cesti (Vienna, 1667), Ziani (Venezia, 1670), Draghi (Vienna, 1673). E si giunge, nel 1714, al libretto che Francesco Silvani, manipolando con estrema libertà le fonti antiche, scrive per Pollarolo: un libretto che godrà per alcuni anni di notevole fortuna (lo intoneranno Leo, Vivaldi, Jommelli…). […]

Metastasio, nello scrivere la sua Semiramide riconosciuta per Leonardo Vinci (Roma, 1729), sceglie la fase successiva della vita della regina e lo fa rielaborando quanto di S. avevano narrato Pompeo Trogo e Giustino: Nino è morto; il figlio Ninia è debole e inadatto a regnare; S., indossando abiti maschili così da potersi spacciare per il figlio in veste di nuovo re degli Assiri, audacemente ha assunto su di sé il potere: S. è la donna di Stato, che agisce a tutela del proprio regno, per la sicurezza del proprio popolo. […]
La vibrante ispirazione dei versi metastasiani e la profondità del personaggio di S., mai fino ad allora così esaltata nella doppia natura di donna dalle toccanti fragilità e di saggia regnante, ne faranno uno dei bestseller del melodramma settecentesco; i compositori li intoneranno a decine (fra gli altri Porpora, Giacomelli, Händel – che nel 1733 saccheggiando soprattutto da Vinci ne fece un pasticcio – Lampugnani, Jommelli – in due diverse versioni – Hasse, Gluck, Manfredini, Sarti, Sacchini, Bernasconi, Mysliveček, Traetta, Bertoni, Salieri), spingendosi, con il giovane Giacomo Meyerbeer allora di stanza in Italia, addirittura sino al 1819. […]

Ma è soprattutto l’opera di Nasolini a traghettare splendidamente la regina nel secolo nuovo: l’efficacia del suo impianto drammatico la rende uno dei titoli prediletti dalle grandi interpreti dell’epoca che, seppure a prezzo di vistosi rimaneggiamenti e interpolazioni, ne assicurano la sopravvivenza anche ben oltre la morte del suo compositore. Quando l’opera di Nasolini va in scena a Napoli nell’agosto del 1815, la protagonista, Isabella Colbran, non esita a interpolarvi l’intensa cavatina «Son infelice, son sventurata» composta dal suo illustre insegnante, Girolamo Crescentini, e si fa promotrice di inaspettati pastiche: la grande scena conclusiva del primo atto (culminante con l’aria «Qual pallor? Qual tema? Ardire!»), mischia alla musica originale di Nasolini ampi stralci da La morte di Semiramide di Marcos António Portugal (opera che, su libretto di Sografi appositamente riadattato da Giuseppe Caravita, era divenuto dalla prima di Lisbona del 1801 un internazionale cavallo di battaglia di Angelica Catalani) nonché una cabaletta elaborata per l’occasione nientemeno che da Gioachino Rossini (come attesta la presenza di un’estesa citazione della Cambiale di matrimonio da lui composta cinque anni prima). […]

Iniziata sotto l’egida di S., la collaborazione artistica di Rossini con Isabella Colbran (che nel 1822 sarebbe divenuta sua moglie) trova in S. anche il suggello: Semiramide (Venezia, 1823) è l’ultima opera che il pesarese compone per Isabella; ed è proprio elaborando col librettista Gaetano Rossi il proprio ritratto musicale dell’antica regina assira che Rossini si congeda dall’Italia, quasi affidando a quest’opera un suo primo testamento estetico. La cavatina «Bel raggio lusinghier» è collocata nel primo atto: S. gioisce per il ritorno d’Arsace, cui si lega la speranza di sciogliere le nubi che oscurano da tempo il suo regno e il suo animo; ed è quest’aria, nell’opera di Rossini, il primo vero ‘solo’ di S., la sua vera presentazione. Il manoscritto autografo, accanto al testo definitivo, conserva una versione precedente, completa nella linea del canto ma, nella sezione finale, quasi del tutto priva di orchestrazione: la cavatina, che in tale forma primigenia non è seguita dalla celebre cabaletta «Dolce pensiero», è concepita come un brano unitario scandito da elaborate frasi cadenzali; ed è proprio questa versione, che ha le proporzioni perfette di un ritratto, che qui si è deciso di editare. […]

A Manuel García, che aveva cantato come Idreno nella Semiramide rossiniana data a Londra nel 1824, si deve invece il primo viaggio di S. nel Nuovo Mondo: è lui, in qualità di organizzatore, a far allestire l’opera di Rossini al Park Theatre di New York nella stagione 1825-1826, affidandone il ruolo di protagonista alla figlia Maria (la futura Malibran). Nel maggio del 1828, inoltre, una sua Semiramis debutta al Teatro de los Gallos di Città del Messico. […]

Davide Verga
Estratti dal saggio di presentazione dell’edizione de The Music of | La Musica di Semiramide
23 dicembre 2015 © Consonarte